lunedì 3 ottobre 2016

Un weekend che non so descrivere

Da un lato l'aver preso consapevolezza che non sto sognando, che c'è una bimba nella mia pancia, una bellissima bimba, la mia bimba. È come se di colpo tutto fosse diventato più vero, non lo so spiegare, la difficoltà a parlare al femminile di lei, perché non ci sono abituata ma anche la naturalezza perché non riuscivo a parlare di un lui, i miei uomini li ho già tutti qui con me... il suo aver iniziato a rispondere alle mie carezze, il suo muoversi quando ho bisogno di sentire che non è un sogno...
Dall'altro una serie di verità sconvolgenti,  che avevo accennato già,  ma che mai avrei immaginato essere tutte queste.
Sabato mattina abbiamo portato i bimbi da mia cognata e siamo andati a casa di mio zio, il primo colpo al cuore, lui con la sua pelle grigia e quella bocca aperta che emetteva suoni che io non capivo né a sentirli né a provare a leggere quei minimi movimenti delle labbra, lui seduto su quella poltrona con la testa penzolante da un lato, incapace di rialzarsi se non con l'aiuto di qualcuno.  Siamo stati un pò in terrazza, con mia cugina che si sfogava e mia madre che iniziava a parlarmi di cose inimmaginabili...
Poi verso le undici e mezza abbiamo deciso che io sarei andata a prendere dei panini per marito, poi a prendere i bimbi e lui sarebbe rimasto lì fino alle 3 quando sarei passata a prenderlo per portare dani in piscina.
Nel tragitto verso la piscina mio marito, sconvolto, mi ha raccontato lo sfogo di mio cugino, la violenza di una madre malata che chiudeva le serrande e impediva di aprire quando qualcuno andava a trovarli, il suo divieto ai figli di parlare di fronte agli altri, il non aver fatto curare mio zio per paura che la gente sapesse, il non aver mai fatto richiesta per una invalidità per mio zio e per mia cugina, sempre per lo stesso motivo e tante tante tante troppe cose...
Poi ieri il funerale, hanno dovuto aspettare 48 ore perché il medico non si è assunto la responsabilità di dichiarare una morte naturale, in quanto non ha mai fatto visite o esami e quindi per la morte improvvisa occorrevano due giorni, così mi ha detto mio padre.
Quanto ho pianto quando tutto è finito, dopo che tutti si sono stretti intorno a questa famiglia distrutta, dopo che tutti hanno offerto aiuto a questo ragazzo, costretto ad andare in terapia per trovare la forza di andare avanti per poi tornare a casa e avere le mani legate in tutto. Ci ha raccontato anche che non parlava da due anni col padre perché lo accusa di essere stato troppo debole da non ribellarsi alla follia della moglie.
Adesso si trova un padre allo stadio terminale, una sorella che non è possibile gestire in casa, che, per dirne una, si ciba solo di pasta condita con un cubetto di margarina...
Una tenerezza che non so descrivere, un senso di colpa tremendo per non aver capito come stavano le cose. Quando andavamo a trovarli, molto poco in realtà, non erano mai in casa. Oggi so che non era così.
Un bisogno di star vicino a questo ragazzo che mai avrei creduto potesse portarsi dentro tutta questa tragedia.
Lei cercava di tenere fuori dalla loro vita tutti, sempre per paura che sapessero ha allontanato tutti e adesso il carico più grande spetta a mio padre, mia madre e a noi, nel limite delle nostre possibilità... ma non importa. Ce la faremo, lui merita di sorridere, come in quasi 30 anni non ha mai fatto.

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